
Recensione a cura di Giuseppe Lamelza
Atteso ritorno dei milanesi Afterhours sulla scena che conta, che con "I Milanesi ammazzano il sabato" tornano a suonare come sanno. Chi pensava che dopo anni di onorata e poco riconosciuta carriera si sarebbero svenduti si sbagliati: quest'album suona come un pugno nello stomaco e se la prende con tutto e tutti.
Il titolo di questo lavoro fa già capire dove gli afterhours vogliono arrivare: quel forte trauma che investe i giovani d'oggi rinchiusi in falsi ideali, in conoscenze solo virtuali e in azioni povere e significanti, quasi in contrasto con un mondo che viaggia continuamente e ci lascia al palo.
Dal punto di vista musicale si nota il ritorno prepotente di Agnelli &soci di giocare con la musica, ritornano a percepire quelle sensazioni acide e schizofreniche che solo i primi lavori degli Afterhours sapevano regalare, un ritorno al passato ma con una nuova e forte consapevolezza, quella di saper entrare nella testa dell'ascoltatore senza forzare.
Il primo singolo "E' solo febbre" fa capire il nuovo corso della band: canzoni corte e dirette, con quel forte sapore post-punk alla Stooges e la violenza diretta(nelle parole) dei Nine Inch Nails che hanno infettato gli ultimi due decenni, per poi tornare a giocare con la musica e toccare tasti umorali in "Riprendere Berlino" ("Non sarebbe bello farsi più del male, non sarebbe strano vivere senza eroi"), "Musa di nessuno" (sulla vita di coppia) e sulla paternalità della ninna nanna "Orchi e streghe sono soli", e sui giovani d'oggi in "Tutti gli uomini del presidente", dove descrive la non capacità dei giovani d'oggi di non saper tirar fuori il proprio essere, e rifugiarsi in sistemi quali blog e chat per comunicare, ed infine la violenza che gli stessi giovani usano verso i propri simili per volerli uguali a loro in "Pochi istanti nella lavatrice" ("Pochi istanti nella lavatrice e mi avrai come volevi tu"(...)"Io sono senza voce , e se non ti piaccio più per cos'altro mi terrai?")
Il tema che più mi ha colpito di quest'album è sicuramente il ritratto impetuoso che Agnelli dà ancora una volta alla sua Milano, quel rapporto di amore/odio che è insito da anni verso il sistema di vita milanese, che è riassunto semplicemente in "Tema: la mia città" ("La mia citta’ ci insegna a vivere, da pipistrelli chiusi in scatole, La liberta’ sentirti sola con chi vuoi, eglio di cio’ che sei, meno di quel che puoi"(...)"Sindaco no temo siano guai di urbanita’ bilanciocentrica, chi affrontera’ i maglioncini degli insorti blog rum e cocaina per battere il sistema, chi salvera’ la mia citta’).
Un disco fortemente autobiografico che riconsegna agli Afterhours il trono come band capace non solo di saper creare emozioni sempre, ma soprattutto di saper guardare tutti gli aspetti della vita e saperli riassumere direttamente in canzoni, in un periodo dove si parla poco e di troppe stronzate.
E adesso tocca a te a capirlo, magari uscendo dal tuo fottuto guscio virtuale.
Afterhours
"I Milanesi ammazzano il sabato"
(Universal/Mescal)
Indie Rock
01. Naufragio sull’isola del tesoro
02. È solo febbre
03. Neppure carne da cannone per Dio
04. Tarantella all’inazione
05. Pochi istanti nella lavatrice
06. I milanesi ammazzano il sabato
07. Riprendere Berlino
08. Tutti gli uomini del presidente
09. Musa di nessuno
10. Tema: la mia città
11. È dura essere Silvan
12. Dove si va da qui
13. Tutto domani
14. Orchi e streghe sono soli
Pubblicato alle ore 14:13. (
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