MONTENERO DI BISACCIA. Porto turistico di Montenero. A fine marzo dello scorso anno la commissione ambientale della Regione Molise aveva dato il via libera per la costruzione dell’opera.
A causa dei ritardi, il presidente Iorio aveva spiegato: “La burocrazia è dura a morire, ma noi cercheremo di fare il meglio per il futuro”. Ieri, finalmente, è arrivato l’ok definitivo ed ufficiale dalla Regione. La località “Costa verde” subirà dunque notevoli trasformazioni.
Il porto turistico avrà una capienza di 400 posti barca e sorgerà a circa 200 metri da quello di San Salvo (238 posti barca). La differenza tra i due porti in costruzione è che il primo verrà edificato in mare aperto, mentre il secondo sarà rivolto maggiormente verso l’entroterra.
Inoltre, proprio in prossimità del porticciolo, verranno edificate numerose strutture quali villaggi turistici, uffici, officine ed aree verdi. Il progetto complessivo porterà alla cementificazione di oltre 30mila metri quadrati.
La realizzazione è stata affidata all’impresa “Marina sveva”.
E’ doveroso ricordare che la zona in questione era un Sito di Interesse Comunitario (SIC). Nonostante ciò, da destra a sinistra, unilateralmente, i politici monteneresi vedono l’opera come un punto di forza per sostenere lo sviluppo turistico del comune bassomolisano.
LdS.
MONTENERO DI BISACCIA. Il 91% delle coste molisane sono soggette ad erosione. Questo è quanto riporta un recente studio del CNR. Una percentuale che si discosta in maniera smisurata dalla media nazionale, che è pari al 42%. Lo stesso studio afferma che"in tutte le regioni italiane l’erosione trova le sue cause principali nel deficit sedimentario dovuto […] alla costruzione di porti che bloccano il flusso sedimentario lungo la riva". Un altro documento, questa volta della Commissione Europea, definisce ‘high’ (alto) l’impatto erosivo delle infrastrutture portuali. E aggiunge che "fatta eccezione per le autorità portuali, i mutamenti geomorfologici lungo le coste non ricevono l’attenzione che meriterebbero da parte dei promotori dei progetti suscettibili di avere un impatto". Nonostante questi dati assolutamente allarmanti, gli amministratori dei comuni sul litorale Pescara-Trigno hanno iniziato una corsa ossessiva –e allo stesso tempo singolare- per la costruzione di impianti portuali.
Innanzitutto, il litorale in questione, in circa 70 km, ha una capienza ricettiva di circa 35 posti barca per km. Una portata molto al di sopra della media italiana, che è di 14,5. Ma leggermente inferiore di quella della costa emiliano-romagnola, che ne vanta 37. Numeri grosso modo simili. Ma diversa -e quanto!- l’affluenza turistica. Nell’estate del 2004 la riviera emiliano-romagnola ha superato i 39 milioni di presenze; la costa abruzzese i 3 milioni. La costa molisana, ancora meno. Ma gli amministratori locali ritengono evidentemente che i posti barca non siano abbastanza. Sono in corso i lavori di costruzione di due altri porti turistici, entrambi a ridosso della foce del Trigno: il porto turistico di S. Salvo (238 posti barca) e quello di Montenero di Bisaccia (400 posti barca). Ultimati questi, la ricettività turistica portuale sfiorerà –nel tratto di costa dal Pescara al Trigno- i 44 posti barca per chilometro. Ma non bastano ancora! I giornali hanno parlato di recente dei progetti di costruzione -promossi dalle rispettive amministrazioni comunali- di altri tre porti turistici: a Francavilla (162 posti barca), a S. Vito (500), infine a Vasto (280). Se tutti questi progetti dovessero essere realizzati si avrà, nel solo tratto compreso tra il Pescara e il Trigno, una capacità ricettiva di 57 posti barca per km. Un record assoluto. Se poi si aggiungono, per buona misura, i progetti per la realizzazione dei porti turistici di Rocca S. Giovanni e Casalbordino, negli 11 comuni sulla costa dal Pescara al Trigno, 10 di loro avranno un porto turistico già realizzato, o in costruzione, o in progettazione. E’ incredibile. Ma, l’assurdo, non finisce qui. La regione Abruzzo, infatti, ha investito fondi pubblici per prevenire l’erosione costiera. In questo modo, si è resa protagonista di un grande paradosso. Il Molise, invece, di paradossi non ne vuole proprio sapere. Preferisce tenersi la maglia nera del fenomeno erosivo. Altrettanto stravagante è la posizione assunta, unilateralmente, dai politici monteneresi. Essi si sono presentati come dei ferrei ambientalisti sulla questione dell’eolico (energia rinnovabile) ma non hanno mosso un dito per fermare la costruzione di un’opera dannosa per l’ambiente ed inutile per il territorio. Anzi, continuano ad esaltarla, spudoratamente, come modello impeccabile di sviluppo.
LdS.
Pubblicato alle ore 15:45. (
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